E invece

Credevi…e invece!


Una volta per tutte

Fondamentalmente mi sono rotto il cazzo di trovare gente in giro che mi chiede:”ma tu ce l’hai Facebook?”. Alla mia risposta negativa (e un filino scocciata, lo ammetto) è tutto un “ma và?” “come mai?” “veeeeeeecchio sei indietro”.

Ho deciso dunque di fare un decalogo dei motivi per cui non mi sono fatto, non mi faccio e mai mi farò un account su Facebook.
La speranza è quella che anche una minima percentuale di chi continua ad insistere, leggendo, eviti.

 

1.      E’ inutile: come sono sicuro saprete Facebook è un social network “chiuso”, nel senso che spendendo il tuo nome e cognome vero solo chi conosci nella realtà sarà tuo amico. E’ lo stesso network ad autodefinirsi “ uno strumento sociale che collega tra loro gli amici e le persone che lavorano, studiano o vivono insieme”.  La contraddizione è dietro l’angolo: se le uniche persone che aggiungo le conosco già, cosa mi spinge a farlo? Perché dovrei essere costretto ad avere bisogno di un computer per parlare con la gente attorno a me?
Io, perché qui è sempre di me che si parla, di tutte le persone a cui tengo o che ritengo mie amiche, ho il numero di cellulare, di molte anche il contatto msn.
Anzi, la rubrica del mio cellulare è già piena di numeri di persone che non sento da anni, ed un motivo evidentemente ci sarà. Il punto è: se le sento spesso, che senso ha aggiungerle su Facebook? E se non le sento mai, perché dovrei ricominciare?

 2.      Si perde un casino di tempo: ed è sotto gli occhi di tutti. Continuare ad aggiornare, a guardare cosa scrivono gli altri su di te o sugli altri… E poi tutte le mail che arrivano, accettare le amicizie degli altri, andare a cercare il compagno di giochi dell’asilo… E’ troppo, almeno per me che di tempo in cose inutili ne perdo già anche troppo.

3.      Non voglio uniformarmi alla massa: è l’ultimo in ordine di importanza, ma andare in università e vedere che circa il 90% dei computer è collegato a Facebook mi dà un sapore di vittoria in partenza. Un butel francese, che se lo chiamavi Jean Jacques Rousseau si girava, diceva: “Prendi la direzione opposta all’abitudine e quasi sempre farai bene”. Gli eventi di questi ultimi tempi parrebbero peraltro dargli ragione (vedi gruppi inneggianti a genocidio, stupro, solidarietà alla mafia e chi più ne ha più ne metta).

4.      Non voglio deludere i miei estimatori: sono decine le persone che arrivano qui cercando “Facebook merda” su Google (ad oggi primo risultato). Eh, sono responsabilità :D
Questo post è anche per voi. Love you.

5.      Non voglio farmi i cazzi degli altri: davvero, non mi interessa. Paolo, non mi interessa se nel test “Ti piace la figa?” sei risultato il peggior frocio di tutti i tempi. Andrea, che ieri sera ti sia sfondato di superalcolici, ti giuro, non me ne potrebbe fregare di meno. E Jennifer, per dio, non credo mi arricchisca particolarmente sapere che il tuo animaletto virtuale è morto.
Questo voyeurismo da strapazzo, in cui tutti vogliono sapere i fatti di tutti (che d’altronde li condividono con tutti), mi dà un pò i brividi.
Davvero, se qualcuno ci tiene a dirmi qualcosa mi chiama. O ci troviamo a parlare di fronte ad una birra. Anacronistico, eh?

6.      Non voglio che gli altri si facciano i cazzi miei: io sono da sempre una persona riservata, una di quelle che lavano i panni sporchi in famiglia per capirsi. Lungi da me scrivere su internet il mio nome e cognome, lungi da me pubblicare foto su foto nelle quali sono ritratto nelle pose più disparate, lungi da me che altri pubblichino foto con il diretto rimando al mio profilo. E’ questione di carattere, ma anche un pò di consapevolezza.

7.      Non ci tengo a sputtanarmi: dietro Facebook c’è un’organizzazione di imprenditori e speculatori che sarebbe troppo lungo descrivere in questa sede (comunque cose abbastanza sconvolgenti, se avete voglia andatevele a cercare), da cui peraltro è nata anche PayPal e all’interno della quale c’entra anche la CIA (non sto inventando). Per dirne una il maggiore azionista è il capoccia di thevanguard.org, e lo definisce “una comunità online di americani che credono nei valori conservatori, nel libero mercato e in un governo di pochi come mezzo migliore per portare la speranza e opportunità infinite per tutti”.  Non voglio fare la figura del complottista, resta il fatto che io i miei dati sensibili a questi non glieli do.  Anche perché, e se ce l’avete lo sapete, il sito “salva” i dati personali che immettete e semplicemente li vende alle aziende, che poi li utilizzano per mandarvi pubblicità su misura. Aziende non proprio di second’ordine peraltro, tra le tante si ricordano Coca-colaBlockbuster,VerizonSony Pictures, Ebay, General Motors

D’altronde nell’informativa della privacy (è quella cosa che avete accettato iscrivendovi) ci sono frasi abbastanza eloquenti, del tipo “… Non possiamo garantire che i contenuti degli utenti pubblicati sul sito non verranno visualizzati da persone non autorizzate. Non siamo responsabili per qualsiasi elusione delle impostazioni di privacy o delle misure di sicurezza contenute nel sito., “Facebook potrà anche raccogliere informazioni su di te da altre fonti, come i giornali, i blog, i servizi di messaggistica istantanea, e gli altri utenti del servizio di Facebook attraverso il funzionamento del servizio (ad esempio, i tag foto).”, e ancora “Facebook si riserva il diritto di inviare avvisi sul tuo conto, anche se avrai eliminato volontariamente tutte le notifiche via email “.
Se quella della CIA vi sembrava una boutade: “Con Facebook, acconsenti ad avere i tuoi dati personali trasferiti e elaborati negli Stati Uniti… Potremmo essere tenuti a divulgare informazioni sugli utenti ai sensi della legge, come in caso di citazioni o ingiunzioni, o in conformità con le leggi […]Inoltre, potremo condividere le informazioni sull’utente o altre informazioni, se riterremo che sia necessario per conformarsi alla legge, al fine di proteggere i nostri interessi o dei beni, per prevenire le frodi o altre attività illecite perpetrate attraverso il servizio di Facebook o utilizzando il nome Facebook, o per evitare pericoli imminenti. Ciò può includere la condivisione delle informazioni con altre società, avvocati, agenti o agenzie governative.“
Come vedete, non sono proprio io il paranoico complottista. E’ tutto nero su bianco.
1984 di Orwell, l’avete per caso letto?

8.      Non passare le serate a parlarne: davvero, questa è una delle cose più fastidiose. Cioè, oltre alle ore che trascorri davanti ad uno schermo, ne devi parlare anche quando finalmente con una persona sei face to face? Ma perché?
E poi, ulteriore sottomotivazione, sullo slancio di Facebook si sono coniati lemmi che meriterebbero il golpe da parte degli accademici della Crusca. Termini come “ma allora mi hai addato?” e “mi raccomando, taggami”, davvero, nun se ponno sentì.

9.      Non voglio creare relazioni fittizie: è un po’ quello che dicevo più sopra. Le persone non le sento più non perché la vita ci ha inesorabilmente diviso, ma perché io, l’altra (o entrambi!) abbiamo ritenuto fosse meglio così.  
E c’è un’altra considerazione da fare: il relazionismo da social network ha sempre gli stessi risvolti. Più amici hai, migliore sei. Quantità, non qualità. La cosa più cool è essere “popolare”, nel senso molto amato nelle scuole superiori americane e che cantavano i Nada Surf (“I’m a quarterback,  I’m popular”).

10.      Non voglio rovinare le relazioni reali:  sì, c’è anche questa componente. Più di una volta (giuro!) qualcuno mi ha detto “Che stronzo x! L’ho dovuto capire da Facebook che si è mollato con sua morosa, perché ha cambiato il suo stato in single, e a me non  l’aveva neanche detto di persona!”
E poi quella che non ha caricato le foto in cui sorridevate insieme all’obbiettivo (ma ce le aveva, sono sicuro!). E quello che mi aveva detto che non poteva uscire perché stava male, ma dalla notifica di un’amica che abbiamo in comune ho scoperto che sono andati a ballare. Perbacco.

 

P.S.= come potete agilmente notare, ho bloccato i commenti a questo post. Non che non mi interessino i vostri panegirici su quanto sia in realtà ricco e affascinante il mondo di Facebook… anzi sì. Non mi interessano.

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