Vafangulo, menghia

Si fa il segno della croce quando il giudice di Palermo legge la sua condanna. E piange, piange per la felicità Totò Cuffaro, il governatore. Nonostante la severa sentenza. Nonostante la reclusione a cinque anni.
Nonostante quel marchio di favoreggiatore che gli resterà addosso per sempre. In Sicilia c’è un confine che segna l’esistenza pubblica e privata dei suoi abitanti: mafia o non mafia, tutto il resto sembra contare niente. Spiate agli amici indagati. Tariffari sanitari concordati nei retrobottega. Talpe a servizio. Nell’Italia di oggi conta poco e Totò si sente comunque vincitore.
Ed esulta per la sua condanna.
“Resto governatore”, sussurra asciugandosi le lacrime che gli intorbidano le lenti e poi scivolano lentamente sulle guance. “Resto”, dice ancora quando il Tribunale lo assolve ma solo per quel reato: avere aiutato consapevolmente Cosa Nostra, tutta Cosa Nostra. “Resto”, risponde a Silvio Berlusconi che gli telefona di sera e gli dice “che gli vuole bene”.
(…continua su LaRepubblica.it)
Posted on gennaio 19th, 2008 di BaroneBirra
Filed under: Varie ed Eventuali
Eh si.. ho sentito anche io.. cinque anni però sono pochini..
che vergogna.. che vergogna..
ma dio boie……..