Trasferte entropiche
Di ritorno dalla Ciudad de Barcelona (ringraziamo fin d’ora il Diz. Garzanti), procedo come promesso a fare un po’ il resoconto di questa trasferta della maraja che più etgerogenea di così non si può: 11 personaggi in cerca d’autore tra cui annoveriamo un butel di origine crotonese, un butel nato a trieste ma di origini calabresi, tre butele di origine pugliese, un butel che butel non è in quanto vive a Parma, e solo i rimanenti 5 di consolidate radici norditaliane. In effetti chiamarla maraja è un po’ azzardato.
Beh insomma andiamo oltre i sofismi e concentriamoci sull’aspetto puramente evenemenziale della faccenda: sono le 6.45 del 22 Luglio quando si parte dalla piazza di San Meis in direzione Milano. A Malpensa fra l’altro incontriamo alcuni amici che ci danno subito uno scoop:
Amici: Abbiamo appena visto Kakà con le valigie…
Mora&I: prendeva l’aereo per Madrid?
Francis: gnègnè
E’ tempo di discorsi di semiotica. I butei decidono che la loro imprecazione preferita (“Diogà”, ndR) si tramuterà per una settimana in Diogas. Legittimo, paese che vai…
Non mi dilungherò sull’arrivo dall’aeroporto all’appartamento in taxi: mi basti ricordare che quest’ultimo si trova in Passeig de Garcìa, e una delle vie principali della ciudad è Passeig de Gracia. A voi le ricostruzioni di rito.
Arrivati nella nostra dimora, che di umile non aveva proprio un cazzo (mi perdo in scurrilità gratuite per abbassare l’enfasi del momento), la prima cosa da fare era chiaramente…. No, non aprire le finestre per togliere quell’odore di chiuso. Ma no, neanche decidere come dividersi nelle camere. Come dici? Disfare le valigie? Ma te par!
Era chiaramente attaccare la play e iniziare il torneo di PES. Ah, d’ora in poi non lo nominerò più anche perché la ditta “butele’s palle piene” potrebbe querelarmi, ma sarà chiaramente una costante della nostra vacanza e se notate dei punti su cui ho sorvolato nel racconto non abbiate dubbi. Non stavamo dormendo, giocavamo a pessei. Sui risultati sorvoliamo, mi perderei in uno sbrodolante panegirico autocelebrativo e non sarebbe costruttivo.
Missione spesa: failed. Però intravediamo già Zara e H&M: ne sentirete parlare molto presto (oh con tutte ‘ste anticipazioni me paro el Camilleri dei tempi migliori).
Il secondo giorno si apre in effetti con quel sapore cisposo e arido di chi è andato a letto troppo tardi e si è svegliato troppo presto: 9.30 e si parte per la spesa. Per la rubrica “Amico tecnocrate” annoveriamo il carrello del supermercato con ruota in magnetite che appena usciti dal centro commerciale si blocca, e appena rientrati torna a funzionare splendidamente. Spesa: sui 200€. Due ore dentro/fuori al centro commerciale instupiditi per poi ridursi a portare a casa acqua e tutto il resto a braccio sotto il sole: non ha prezzo.
Il pomeriggio spiaggia, sole e mare, ma che caldo fa, e invece c’è il vento che ti rinfresca ma che bello prendi il sole e non sudi eh già poi con la brezza non ti sembra neanche di prenderlo e ti abbronzi di più. Eh ma che cojoni la sabbia negli occhi, diogas.
Sera, cena buffet paghi un tot e mangi quelchevvuoi, principalmente merda. Notevole la nostra sodale che se ne esce così:
Butelame:”eeeeeeeeeeh???”
Butelame:”eeeeeeeeeeh???”
Insomma, una serata che parte già nel migliore dei modi, e finisce anche meglio.
Il giorno dopo, nonostante -come il lettore d’altronde avrà intuito- un pasto solo fosse stato consumato all’interno della casa, la tavola non era tavola ma bensì una creatura postmoderna con la pinna dorsale formata da piatti sporchi, posacenere, bottiglie e vasetti di nutella aperti. El Breìc, appena svegliatosi, non può perdere l’occasione di filosofeggiare. (e con la macchina fotografica in mano esclamare: “faccio una foto all’entropia dilagante che si sta diffondendo come un cancro”).
Ma è la prima ed ultima volta che ci facciamo fregare! Pffff! (prolessi onomatopeica).
Ci ritroviamo in una zona della città che tuttora non ho presente quale sia, buia comunque. L’autobus per il ritorno è alle 4.30 e sono tipo le 2.00. Parte un’eroica spedizione alla ricerca di lampioni e mezzi pubblici, non dopo un Tototrans riguardante le numerose meretrici della zona
(“beh quella è una donna và che tette”
“ma se si sta grattando il pacco!”).
Il giorno dopo è ben chiaro a tutti che i tempi della sveglia 9.30 (seppur sono esistiti, i ricordi si fanno sempre più vaghi) sono tempi andati. Splende un sole di un pomeriggio neanche troppo primo quando i primi butei si arrischiano ad andare in spiaggia. Ah, precisatio: il mare era a pochi metri dalla dimora. Tipo come andare dai Portoni a p.zza Erbe. Anzi dai Portoni al Domum Mercatorum, che fa figo. Fatto sta che fosse stato un pelino più lontano, col cazzo che i butei si arrischiavano. Pigri, mica scemi.
El Baròn, el Ciano y el Mora iniziano la saga dei cruciverba senza schema (quelli dove devi mettere pure le caselle nere e non ci sono i numeri, per capirci). Una sfida più grande di noi. Senz’ombra di dubbio.
Segue serata tranquilla, non tanto per l’ora in cui siamo andati a dormire, non tanto per la quantità di alcol ingerita, non tanto per il bordello fatto….ok serata tranquilla un cazzo.
Sera successiva, giovedì: alcuni sponsorizzano
La sera dopo tutti al Razzmatazz: tutti un cazz, perchè chi non ha i documenti non lo fanno entrare. Attimi di panico, la maraja si divide. Alcuni entrano (ricordiamo sopra tutti el Ciano y el Mora che offrono da bere a due napoletane, credendo di ordinare un chupito da 3€ ordinano un drink intero da 9€. E non gliel’hanno manco data! – quella prescelta da el Mora aveva pure il moroso dietro, fa ti!), altri fanno serata sulla spiaggia, chitarra qualche birra, rock and roll e (yo) pure il bagno.
Arriva il sabato sera: madò madò il sabato sera a Barca non posso perdermelo pieno di butei in giro dai che se godemo. Il seratonji inizia ufficialmente verso le 0.00 quando, ancora a casa, iniziamo i giri di Rum e Pera. Già al terzo alcune defezioni, al settimo rimangono in pochi. Il rum finisce, panico. El Baròn, su consiglio de el Brèic, che non finirò mai di maledire e che il cielo ti disperda, passa al gin e pera. I villi intestinali si ritraggono, i succhi gastrici in confronto sembrano Ferrarelle. Ma tant’è, si vive una volta sola.
Avviene in questo frangente il battesimo di fuoco di un precedente astemio, el Sìmon, che in effetti inizia un pò a scassare il cazzo:
El Sìm:”No guarda adesso sono brillo però bere di più ecco mi darebbe veramente fastidio….”
El Baròn:”eh…”
El Sìm:”Sì poi fossi a casa mi andrebbe bene ma così essere in giro non mi va…non sai mai cosa ti può succedere e invece se fossi a casa, ma sono in giro…”
El Baròn:”eh…”
El Sìm:”Ma prima di vomitare come ci si sente? Io non ero mai stato così, veramente….però ecco bere di più no perchè stare male mi darebbe veramente fastidio…”
El Baròn:”eh…”
Ci mettiamo in fila, aspettiamo una buona mezz’ora. Sono ormai tipo le 3.45.
Appena entrati però ci rendiamo conto che il gioco valeva la candela. Arctic Monkeys, The Strokes, Ramones (eh sì, hey oh let’s go) e Placebo. Cantare a squarciagola “I bet that you look good on the dancefloor” con una birra in mano vale 7€. Altrochè.
Voto: 8,5. Consigliato, magari arrivateci un pò prima di noi, chè chiude alle 6.
Dall’uscita dal locale alle 5.45 al ritorno a casa è ordinaria amministrazione.
Domenica. Ore 16.00 più o meno. Stiamo mangiando, el Brèic mi guarda fisso negli occhi e dice:”Cioè io ore tipo le undici di mattina qua non le ho mai vissute… Aspetta aspetta te ne dico una assurda….le dieci!”. Ehggià.
Il pomeriggio è caldo, com’è giusto che sia nessuno ha voglia di fare un cazzo ma la discussione si accende quando el Francis sostiene che esista il “Corona sale e limone”, attirando su di sè le derisioni dell’intero gruppo.
A cena pizza, e poi spiaggia dove fra l’altro sotterriamo secondo le usanze navajo (?) il supertele del Barcellona, comprata al simil-Auchan del posto e compagna di mille e mille avventure.
Lunedì 30, giorno della partenza, sveglia forzata alle 9.00. C’è chi, per non doversi svegliare così presto, decide di non dormire neanche. Sono scelte kirkegaardiane, mica balle.
Ci sfrattano quando son le 10, e abbiamo l’aereo alle 14.00.
Com’è, come non è, io mi ritrovo con due maglioni, un paio di pantaloni e una giacchetta di H&M, e con una camicia di Zara.
Taxi, aereo, bus, treno, macchina e siamo a casa.
Stanchi ma felici, si dice in questi casi.
Bella chicco!
ci tengo a sottolineare che il qui presente non è un resoconto completo e dettagliato di tutta la vacanza e di tutte le attività che i butei hanno svolto, ma alcune cose palesemente non si prestano ad essere date in pasto alla rete. Ogni riferimento a fatti persone cose è puramente casuale, tranne l’ultimo che è dallo Svarione degli Anelli (lazio! lazio! lazio!).
Posted on agosto 1st, 2007 di BaroneBirra
Filed under: Varie ed Eventuali
“Sto in giro con gli amichi mia…” “Oh, io non t’assicuro un cazzo!” per citare altre frasi clou dello Svarione…AHAHAHAH!!! detto questo…vacanza indimenticabile…nonostante gli esaurimenti (pochi rispetto al solito però…)
uuuuuuuhhhhh che arietta! :asd: