E invece

Credevi…e invece!


Inglorious Basterds

INGLORIOUS BASTERDS (Bastardi senza gloria)

regia: Quentin Tarantino

voto: 9

rece: sono stato stretto di manica perchè me l’aspettavo più violento (con buona pace dei vecchi seduti attorno a me che si coprivano gli occhi). Che dire, Eli Roth (detto anche il Sylar dei poveri) immenso (ma anche Brad Pitt e Christoph Waltz non scherzano), mai noioso, ero gasato dall’inizio alla fine. Con gli omicidi dei nazisti sì che c’è da esaltarsi, altro che quei palestrati oliati e mezzi disegnati di 300. Non fate la cagata di non andare a vederlo al cinema!

miglior frase: “questo potrebbe essere il mio capolavoro.”

La crociata (medioevale) per tenere i crocifissi in aula

La sottomissione dello Stato alla Chiesa è la madre di tutte le anomalie e anche la ragione per cui non vedremo mai le famose riforme promesse da tutti. La ribellione quasi unanime dei partiti all’ovvia sentenza europea sul corcifisso nelle scuole illustra bene la totale assenza di un barlume di riformismo nel nostro quadro politico.
La Corte dei diritti dell’uomo ha semplicemente ribadito un concetto scontato. In Europa, in genere nelle democrazie occidentali, il simbolo di una religione nei luoghi di Stato è inconcepibile. Così come è inconcepibile l’insegnamento scolastico di una sola religione, per giunta con docenti scelti dai vescovi e non attraverso un regolare concorso. L’Italia fa eccezione. Perchè siamo più cristiani degli altri, dei polacchi o degli spagnoli, per esempio? Si può sorridere. Perchè la cultura cattolica è un elemento d’identità della nazione, come hanno ripetuto tutti, dal cardinal Bertone ai leader del centrosinistra? Qui si può ridere apertamente.
La nazione italiana nasce “contro” la Chiesa cattolica. Infatti dall’Unità d’Italia fino al regime fascista i crocifissi sono banditi dalle aule scolastiche come da qualsiasi altro edificio pubblico. Il crocifisso a scuola non è un simbolo della nazione, ma del fascismo. Il cinico risultato di un patto di potere fra un ex ateo, Mussolini, e un Papa acquiescente con Hitler. Qualcosa per cui un democratico, ma anche un autentico cristiano, dovrebbe solo vergognarsi. O si pensa che all’uomo raffigurato nel crocifisso sarebbe piaciuto il Patto? Al contrario, tutti lo difendono, se ne fanno addirittura un vanto, lanciano crociate contro gli infedeli di Bruxelles. Uno spettacolo avvilente.
Perfino chi per cultura e scelta politica, come i leader del centrosinistra, avrebbe il dovere del coraggio e della verità, si schiera per giustificare i pogrom antieuropei. “Gli italiani  non sono maturi per affrontare il tema della laicità” mi ha spiegato uno di loro. Nel 2009. Che si fa, si aspetta un altro secolo? Ma se questi non sono in grado di rimuovere i crocifissi dagli uffici pubblici e rimetterli nelle chiese, dove debbono stare, quando mai faranno una riforma seria?
C’è un gran tramestio di associazioni nuove, fondazioni milionarie, tutte riferite al futuro, futuro qui e futuro là, e nessuna che abbia speso una parola sulla vicenda. A quale futuro pensano, al Medioevo?

(Curzio Maltese, da “Il Venerdì di Repubblica”, 13/11/2009)

Flash of genius

FLASH OF GENIUS

regia: Mark Abraham

voto: 7+

rece: l’inventore dei tergicristalli a intermittenza cui la Ford incula l’idea. Sua moglie è Lorelai di una mamma per amica. A tratti divertente, dura due ore secche ma non stufa praticamente mai. Un po’ di azione in più non avrebbe comunque guastato.

miglior frase: “Bambini, cosa vi dico sempre?” “Chi ha scoreggiato?” “Vabbè a parte quello…”

Baarìa

BAARIA

voto: 6+

regia: Giuseppe Tornatore

rece: lungo e duro. Pieno zeppo di odiati camei senza alcuno scopo utile se non quello di fare/farsi pubblicità (la Bellucci si fa leccare una tetta, Bova si fa una passeggiata in montagna con un taccuino in mano, Faletti ha la parrucca di Moira Orfei).

migiior frase: camurria!

Racconti dell’età dell’oro (Amintiri din epoca de aur)

RACCONTI DELL’ETA’ DELL’ORO (Amintiri din epoca de aur)

voto: 6

regia : Hanno Höfer

rece: bella l’idea, a tratti divertente, nel complesso un po’ lentino, ma è la cifra dei film est-europei a cui non siamo abituati.

miglior frase: “Se prendo fuoco buttami addosso una coperta!” “Quella di lana di cammello va bene?”


Il grande sogno

IL GRANDE SOGNO

regia : Michele Placido

voto: 5

rece: Placido ha rotto i coglioni, Scamarcio ha rotto i coglioni, la Trinca e Argentero un po’ meno ma hanno comunque rotto i coglioni. Invece c’è un terroncello coi baffetti che fa spaccare.

miglior frase: “testa di cazzo!” [colonnello a Scamarcio]

Basta che funzioni (Whatever works)

Siccome quest’anno ho la tessera del cineforum e quindi ogni settimana mi vedrò un film diverso mi sembra anche giusto dare un voto ad ognuno con puntualità e rigore.
Ovviamente sono già in ritardo di due film.
Vabbè.

BASTA CHE FUNZIONI (Whatever works)

regia: Woody Allen

voto: 8 1/2

rece: Woody Allen l’è un vecio (74 anni) e cede alla tentazione di tornare al suo passato umoristico. Boris Yellnikoff praticamente è il suo alter ego, il film fa ridere abuso, lei è quella di Across the universe che è stata anche insieme a Marilyn Manson. Bon.

miglior frase: “ti accendo la tv” “ho visto l’abisso!” “non ti preoccupare metto qualcos’altro”

Manuela Arcuri rilascia un intervista a Chi sulle feste a Palazzo Grazioli

notizia bomba

In anteprima mondiale uno stralcio dell’intervista:

“Erano cene strettamente di lavoro, mai vista cocaina e mai viste troie.
Non mi hanno pagato per rilasciare quest’intervista.
Berlusconi è alto”

Buon sangue non mente

Immagine 13

L’amaca

“Gli intellettuali di sinistra sono ciechi che preferiscono, poichè abituati al servaggio, cambiare padrone piuttosto che assumersi il peso della libertà”. E’ solo uno dei giudizi (generici, violenti e soprattutto senza il beneficio di un solo nome, di un solo esempio) espressi da Sandro Bondi in una incredibile lettera aperta al Corriere. Lo scritto passerebbe quasi inosservato – alla stregua di una purtroppo ordinaria polemica di bassa lega – non fosse che l’autore, come recita la qualifica pubblicata in calce, è “ministro per i Beni e arrività culturali” della nostra Repubblica. Ci si domanda in quale Paese libero, e in quale occasione, un ministro della Cultura si sia espresso in modo così incredibilmente becero e fazioso.
Il bello è che Bondi, nel fluire forsennato di giudizi carichi di odio per “una storiografia cinquantennale fondata su falsità e reticenze”, “architetti della sinistra che hanno costruito orribili edifici al soldo degli speculatori”, “registi di film inconsistenti”, “scrittori di pessimi libri”, tutti ovviamente di sinistra, rivendica per sè e per il suo governo “posizioni liberali e di buon senso”, e la volontà di “liberare la cultura dai condizionamenti del potere”.
Ministro, da intellettuale a intellettuale: ma ci prende per il culo?

Michele Serra
da La Repubblica, 17/09/2009